10 February 2012

DOPING: LETTERA APERTA DI GATTONI

21 luglio 2008 by Pierpaolo Bellucci · 6 Commenti 

Fabio Gattoni 2.jpg
Dopo tutto quello che è successo in questi giorni, ho sentito e letto numerosi discorsi contro il doping, tutti quanti giusti, ma in cui non mi ritrovo assolutamente. Alcuni non li capisco neanche (troppo filosofici), altri sembrano sempre gli stessi: intensificare i controlli, ridurre gli interessi economici nel ciclismo, ridurre i chilometri e la durezza della gare…


Niente di più inutile, il male del doping nello sport e nel ciclismo in particolare, deriva da un profondo problema di CULTURA.
Ho corso “seriamente” dalla categoria Esordienti fino agli Under 23, tra il 1997 e il 2003, in molte squadre, conoscendo tantissime persone. Purtroppo la mentalità comune a TUTTI (o quasi) è sempre la stessa. Tutti la pensano nello stesso modo, specialmente dalla categoria Juniores in poi. Per il 99,9% degli atleti, DS, dirigenti, accompagnatori, ecc. il discorso che si fa è sempre quello: “…guarda io sono contro il doping, ma qualcosa bisogna fare. Per carità, cose legali…, ma qualche cura bisogna farla…”.
E per cura si intende andare da un dottore specializzato per il ciclismo, farsi prescrivere qualche farmaco, che lui ritiene più opportuno in base alle analisi del sangue e a non so quali altri criteri. A questo punto non rimane altro che comprarsi questi prodotti in farmacia (o da altre parti se non sono regolari!…) e iniettarseli con siringhe e/o flebo. Tra i dilettanti quasi tutti fanno così. Qualcuno lo fa per l’intera stagione, altri solo nelle gare a tappe o nei periodi di allenamenti intensi, altri ancora solo in prossimità degli obiettivi. Ma tutti fanno qualcosa, più o meno regolare. Tutto ciò nessuno lo dice, ma vi posso assicurare che è così, almeno fino ai dilettanti, poi tra i professionisti non essendo mai stato tale, non posso dirlo…, ma a rigore di logica non dovrebbe essere molto diverso!
A questo punto mi chiedo: ma esiste un altro lavoro nel quale per esercitarlo devo fare regolarmente delle flebo o delle iniezioni endovenose?
Al momento sto lavorando in una fabbrica di caldaie, prima facevo il fruttivendolo, ma in entrambi i casi non ho mai dovuto prendere nessun farmaco per andare al lavoro il giorno dopo. Mi basta mangiare, bere e dormire….
Allora gli imbecilli sopra menzionati, a un discorso così, ti rispondono: “…ma il ciclismo è lo sport più duro del mondo. È impossibile praticarlo ad alti livelli senza prendere niente!!!”
Questa per me è la più grossa C…..A del mondo. Se nessuno prendesse niente, tutti sarebbero allo stesso livello e nelle gare, per quanto dure possano essere, si farebbero delle medie più basse. Inoltre ogni corridore, invece di fare 60-80 gare all’anno, ne farebbe 30, al massimo 40, o comunque finché non si sente cotto.
Per me non esistono farmaci proibiti e permessi. Tutti i farmaci, modificando le prestazioni, sono doping. Poi se uno sta male, andrà dal suo medico di famiglia (molti corridori non lo conosceranno neanche), si farà prescrivere il necessario e per quel periodo non correrà in bici. Per i “malati cronici” o per quelli che hanno “i valori alti al naturale”, mi dispiace per loro, ma dovranno scegliersi un altro lavoro, ce ne sono tanti! Se proprio vogliono correre in bici, lo possono fare come amatori.
Il motivo per cui sono contrario all’uso di qualunque farmaco nello sport può essere spiegato dal seguente esempio: un ragazzo che è stato educato male e adesso fa qualche scippo, probabilmente da grande diventerà un delinquente, andando a rubare negli appartamenti o peggio. Così nel ciclismo, un corridore che da ragazzino è stato abituato a iniettarsi farmaci innocui nelle vene, pensate che quando diventerà più grande, si farà molti scrupoli a farsi qualche porcheria “più potente” per passare professionista o vincere una gara importate?
Quindi riassumendo, per eliminare il doping, bisogna:
1. Educare le nuove generazioni ad uno sport senza l’uso abituale di farmaci;
2. “Eliminare” i medici specializzati del ciclismo (per carità non intendo una eliminazione fisica! Ma non è meglio che si trovano un lavoro più onesto e più utile alla società?)
3. Fare meno gare in un anno.
E forse tutto questo non basterebbe: la società è troppo malata, qualcuno senza scrupoli che vuole fare il furbo c’è sempre stato, e sempre ci sarà.
Nota bene: tutto ciò si riferisce al ciclismo “che conta”. Non voglio entrare nel merito del mondo degli amatori o della mountain bike, che comunque non sono messi meglio.
Lo ammetto: anch’io ero uno di quelli che si faceva le cure durante le gare a tappe. Se non mi sbaglio, mi ricordo che prendevo: l’Eparmefolin, l’Epargriseovit e l’Ipoazotal (non so neanche se si scrivono così). I miei compagni di squadra, vedendomi con questi prodotti, si mettevano a ridere. Per loro si trattava di acqua! Solo al Giro delle Pesche Nettarine del 2002 non ho preso proprio niente: dopo le prime due tappe corse alla grande, ho preso 10′ nella 3^ tappa, 10′ nella cronometro (che era solo di 9 chilometri in pianura) e quasi 15′ nell’ultima tappa!
Secondo il mio ragionamento quindi, ho sbagliato anch’io. Lo ammetto.
Purtroppo non conosco nessuno dell’ambiente ciclistico che la pensa così. Tutti vogliono lo spettacolo: giri di Francia corsi a medie record, gente che scatta 20 volte sull’ultima salita, crono fatte ai 50 km/h… Poi quando succedono casi come quello di Riccò, tutti cascano dalla nuvole e fanno gli indignati!
L’unico corridore, tra tutti quelli che conosco, che sono sicuro della sua onestà ed ha applicato rigorosamente questa “teoria”, è mio fratello. Fino a poco tempo fa, anch’io gli rompevo le scatole sulla questione delle cure. Ma lui non ne ha mai voluto sapere niente! L’unico aiuto che lo visto prendere, sono le bustine di sali o cose simili.
Durante la sua carriera non ha mai ottenuto risultati di rilievo, è rimasto sempre nell’ombra. Non importa quale sia il motivo, l’importante è che ha sempre fatto questo sport con una sana passione. Ora è diventato il mio EROE. Per me, Luca Gattoni e tutti quelli come lui, il Tour lo vincono ogni volta che salgono in bici…
Pesaro, 21/07/08
FABIO GATTONI
P.S.: mi assumo tutte le responsabilità di quanto scritto. Chi non fosse d’accordo lo invito ad esprimere la sua opinione lasciando un commento sul sito.

Comments

6 Responses to “DOPING: LETTERA APERTA DI GATTONI”
  1. La lettera scritta da Gattoni mi ha profondamente toccato, quasi commosso. Purtroppo, conoscendo abbastanza il mondo del ciclismo, mi trovo a dire che se non è una mosca bianca, poco ci manca. La sua lettera non ha bisogno di commenti, perché non c’è nulla da aggiungere. Vorrei solo testimoniare, dando ulteriormente ragione a Gattoni, un episodio che mi è successo proprio ieri, e che testimonia quanto il ciclismo sia malato.
    Mi chiama un persona per comunicarmi un risultato, e mi riferisce che, secondo lui, con l’inchiesta sul doping nel ciclismo locale (pubblicata sul Carlino Pesaro e scaricabile sul sito) ci siamo andati un po’ troppo pesante. Gli rispondo che, se avessi avuto lo spazio, avrei detto molte più cose di quelle che ho scritto, ma la controrisposta non è stata troppo convinta. Alla mia domanda se non fossero cose vere quelle che ho scritto, mi ha detto che assolutamente le cose stanno così, lasciando dei puntini di sospensiome. Terminata amichevolmente la telefonata, ho desunto che questa persona, pur essendo d’accordo con me sul problema doping, appartiene a quell’esercito di “ciclostrombati” (ovvero malati di ciclismo) che pur di tutelare l’immagine di questo sport, passa sotto silenzio i casi di lerciume che ogni giorno chi frequenta questo ambiente vede platealmente. Come dice Gattoni, il problema è culturale, e credo che debbano passare ancora alcune generazioni di corridori (e soprattutto di tecnici e genitori) prima che questa piaga abbia fine.

  2. Emanuele scrive:

    Complimenti Fabio per l’articolo! Io proporrei di aumentare l’iscrizione alle gare di 5 euro a testa pur che vengano fatti i controlli antidoping in maniera seria! Ed in più non permetterei agli ex prof, che magari hanno anche subito sanzioni dall’antidoping di correre tra gli amatori e di esser super osannati come divi. E’ demoralizzante quando ti trovi al via “persone” che sono state fermate più volte ai controlli, o che sono state inquisite che vanno a vincere! Ti viene solo voglia di smetter di gareggiare!

  3. Andrea Gennari scrive:

    Sono pienamente d’accordo con quello che scrive Gattoni. Bisogna assolutamente arrivare a ripulire tutte le categirie, da quelle piu’ giovanili fino ai professionisti per poi finire ai cicloamatori, sicuramente la categoria piu’ maldopata di tutte. Persone che assumono farmaci senza neanche sapere che cosa prendono. Livelliamo tutto e lasciamo che sia la forza fisica, il sudore e la resistenza alla fatica far si che uno possa dire di essere più forte di un’altro, sempre per quello che possa contare. Il cicloturista e’ tale perche’ deve partecipare egareggiare per passione, una sfida con se stesso. Io proporrei, all’inizio dell’anno, al momento dell’adesione ai vari enti, Udace, Fci o Uisp che sia, di pagare un tot. in piu’ a testa in modo che durante l’anno si possano effettuare controlli antidoping. Si riuscirebbe cosi’ anche a combattere il mercato nero delle medicine, che a quanto sento, si puo’ arrivare anche a diverse centanaia di euro soloper una puntura. Grazie

  4. Monica scrive:

    SONO ORGOGLIOSA CHE AL MONDO CI SONO ANCORA PERSONE COME TE FABIO E COME TUO FRATELLO LUCA. PURTROPPO PERO’ IL MONDO DEL CICLISMO NON E’ SEMPRE COSI’. A MOLTI GIOVANI LA PRIMA COSA CHE VIENE ISEGNATA E A VINCERE O ANCOR PEGGIO A METTERSI UN AGO IN VENA E SPINGERE LO STANTUFFO. NON VIENE INSEGNATO A VINCERE ONESTAMENTE CON LE PROPRIE FORZE. LA COSA CHE PIU’ MI FA RIBREZZO E’ SENTIRE MOLTI GIOVANI CICLISTI CHE SE GLI CHIEDI A QUALE CORRIDORE VORREBBE ASSOMIGLIARE TI RISPONDONO RICCARDO RICCO’ (UN RAGAZZO CHE PER BEN 5 VOLTE SIA DA PROFESSIONISTA CHE DA JUNIORES E UNDER 23 VENIVA BECCATO POSITIVO AI CONTROLLI ANTIDOPING). QUESTO PERCHE’ MOLTI DS O A VOLTE GENITORI VOGLIONO CHE I LORO FIGLI DIVENTINO QUELLO CHE NON SONO POTUTI ESSERE LORO. SI DANNO SUI FIGLI RESPONSABILITA’ ENORMI DEL TIPO DEVI DIVENTARE IL CAMPIONE… QUESTO “DEVI” PORTA IL RAGAZZO A VOLER ESSERE AD OGNI COSTO UN CAMPIONE ANCHE A REPENTAGLIO DELLA SUA STESSA VITA. MA NON DIMENTICHIAMO UNA COSA AL MONDO DI VITA C’E’ NE STATA DATA SOLO UNA E NON STA A NOI SPECARLA PER UNO SPORT CHE ALLA FINE E’ PIU’ QUELLO CHE TI TOGLIE CHE QUELLO CHE TI DA’. TI PUO’ DARE VISIBILITA’, OLDI PER QUALCHE ANNO E POI QUANDO SI STUFANO DI TE TI GIRANO LE SPALLE COME E’ STATO FATTO CON PANTANI O ANCOR PEGGIO IL DOPING TI TOGLIE LA VITA. SCUSATEMI PER LA MORALE, NON STA A ME FARLA MA NON VORREI CHE MOLTI RAGAZZI CHE CREDONO IN UNO SPORT PULITO: SI PERCHE’ LO SPORT DEVE ESSERE SEGNO DI SALUTE, NON TROVINO LA MORTE. IL DOPING NON FA VINCERE, PENSO CHE LUCA NE SIA UN ESEMPIO E LA COSA PIU BELLA E VEDERE LUCA CHE TAGLIA IL TRAGUARDO ANCHE SE E’ ARRIVATO ULTIMO SAPENDO DI AVERLO TAGLIATO DA PULITO. GRAZIE FABIO PER LA TUA TESTIMONIANZA, SPERANDO CHE SERVA DA LEZIONE A MOLTISSIMI GIOVANI CHE VOGLIONO INTRAPRENDERE UNO SPORT COSI BELLO COME IL CICLISMO. SI PERCHE’ IL CICLISMO E’ UNO SPORT BELLISSIMO FATTO ANCHE DA MOLTI RAGAZZI CHE SI ALLENANO, RINUNCIANO A FARE UNA VITA “NORMALE” FATTA DI SACRIFICI, DI DOMENICHE CHE INVECE DI STARE AL MARE SI STA A CORRERE. MA A VOLTE A QUALE PREZZO? IO SONO DALLA VOSTRA PARTE. UN IN BOCCA AL LUPO SPERANDO IN UN CICLISMO MIGLIORE E CHE CON IL TEMPO NON SI DEBBA PIU’ LEGGERE NOTIZIE DI DOPING.

  5. Carissimo Pierpaolo. Tu mi conosci e sai quanto ho in considerazione la figura dell’atleta. Hai gareggiato molte volte nelle mie manifestazioni. Ho letto la tua lettera per puro caso e trovo sconvolgente la tua libera espressione del problema Doping. Faccio la tua lettera come mia ,in pieno. Sicuramente in questo mondo di IPOCRITI, molti elogieranno la tua posizione, poi dietro le spalle te ne diranno di tutti i colori. Tira dritto per la tua strada, non farti intimorire, in questa maniera sarai sempre nel tuo essere, nel tuo io e sarai sempre una persona che sarà “orgoglioso” di dire al proprio figlio, al proprio nipotino: NON SONO STATO NESSUNO NEL CICLISMO, MA SONO STATO ONESTO CON ME STESSO E CON GLI ALTRI. Grazie per la tua SERIA lettera. Se vuoi leggere i miei pensieri sul doping e vedere la mia passione vai su : http://www.ciclistirivierapalme.it.

  6. Grazie Mariano, ma approfitto per rendere chiara una cosa. Pur appoggiando in pieno quanto scritto nella lettera, devo precisare (nell’articolo mi sembra piuttosto chiaro, ma vedo che non tutti lo hanno capito) che la lettera l’ha scritta Fabio Gattoni, biker con un passato da corridore dilettante, quindi non è frutto della mia esperienza ma della sua. I complimenti quindi vanno a lui, non a me. Saluti.

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