6 February 2012

DOPING: 4^ PUNTATA

30 luglio 2008 by Pierpaolo Bellucci · Scrivi un commento 

REDAZIONE – Lungi da me fare di tutta l’erba un fascio. Ma la vicenda di Marta Bastianelli, la 21enne campionessa del mondo delle Donne Elite, merita una riflessione. Premetto che non va assolutamente paragonata, come ha fatto certa stampa, al caso di Riccardo Riccò. Il “Cobra di Formigine”, che proprio oggi ha confessato (ma non ce n’era bisogno, tanto lo sapevano tutti) davanti al piemme Torri, ha coscienziosamente assunto Epo al fine di barare, mentre la Bastianelli è caduta nell’abitudine, comune alla gran parte dei ciclisti (siano essi Juniores, Under 23, Professionisti, ma anche cicloamatori) di ricorrere alle fantomatiche “cure”.
I prodotti anoressizzanti che ha preso la Bastianelli fanno ridere i polli, perché non producono un miglioramento delle prestazioni, ma aiutano a mantenere un fisico okey, pronto a fare miracoli quando si tratta di calcolare il rapporto peso/potenza. Ma non ti fanno vincere le gare. A noi amanti del ciclismo e desiderosi di uno sport il più possibile depurato da certi usi correnti, il caso della Bastianelli fa capire quanto non sia superata l’ipocrisia del ricorso alle cure. Non si deve pensare, infatti, che a livello giovanile si faccia ricorso a chissà quale porcheria. Semplicemente, si fanno le “cure”, consistenti nell’assunzione di prodotti legali che non alterano le prestazioni, ma che aiutano ad avere un rendimento costante e il più possibile ottimale, senza fare miracoli.
Ma tutto ciò va bene? E’ possibile che la malattia del ciclismo prenda fino al punto da andare dal proprio farmacista per comperare un prodotto anoressizzante? Mi viene da dire, al di là di qualsiasi moralismo, che almeno Riccò si è dopato per soldi. La Bastianelli, stando alle voci che circolano nell’ambiente, se va bene guadagna 50.000 euro l’anno. Ma sto esagerando. Potrebbe guadagnare le stesse cifre (o giù di lì) facendo la commessa o l’impiegata. Invece corre in bici e, non paga degli ottimi risultati che già ottiene, ricorre alle cure.
Ma attenzione, il dito non va puntato sulla povera Marta, ma su tutto il movimento. Soprattutto su quelli che in questi giorni stanno storcendo il naso e parlando alle spalle per questi articoli sul doping, che giudicano Gattoni uno che parla troppo, e gli addetti ai lavori che hanno parlato nell’inchiesta pubblicata il 19 luglio, della gente che avrebbe fatto meglio a tacere. Ma noi continueremo, anche se non serve a niente.

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