10 February 2012

ANCORA DOPING. FERMIAMO IL CICLISMO PER TUTTA LA STAGIONE

17 luglio 2008 by Pierpaolo Bellucci · 3 Commenti 

Inchiesta sul doping nel ciclismo.pdf

REDAZIONE – Ci risiamo. Dopo stagioni in cui si era parlato solo di doping e procure, quest’anno le ruote avevano ripreso a girare quasi indisturbate. Nei bar si era tornati a parlare di ciclismo pedalato, e non di altro. La positività all’Epo di terza generazione (chiamata “Cera”) di Riccardo Riccò ha gettato nuovamente nel baratro questo bellissimo sport. Alzi la mano chi non aveva nemmeno un sospetto. Riccò andava troppo forte, ma incantava. E per questo tutti, compreso il sottoscritto, non esitavano a battere le mani, sperando nella buona fede del corridore modenese. Ora c’è poco da fare, in termini agonistici: ci guarderemo il Tour de France che, in un modo o nell’altro, arriverà a Parigi e assegnerà anche quest’anno la maglia gialla.

Ma se vogliamo continuare ad andare in giro a testa alta, facciamo una scelta radicale. Smettiamola di chiudere un occhio (e spesso anche due) sui casi di ciclismo malato che si verificano non solo ad alti livelli, ma anche (e soprattutto) ai livelli inferiori, come nelle categorie juniores e dilettanti. Sì perché la tendenza generale, e quelli che frequentano l’ambiente ciclistico lo sanno bene, è a dire: “Sì, vabbé, il doping esiste, se si vuole andare avanti, bisogna accettare di fare le cure”. Ecco, questo non va bene. Non c’è scritto da nessuna parte che queste fantomatiche “cure” vadano fatte. Lo sappiamo tutti che dietro questo termine, molto spesso, si nasconde il fantasma del doping. Dunque prendiamo il coraggio a due mani, e interveniamo senza mezzi termini quando qualcuno (e sono parecchi) avalla certi discorsi permissivi.

Il ciclismo deve tornare ad essere uno sport, e non il teatro di fattucchieri e gente, che, per una ragione o per l’altra, non ha trovato il modo di realizzarsi una vita decente. Il ciclismo deve essere uno sport praticato per il gusto di correre all’aria aperta, scoprendo posti nuovi, e confrontandosi con gli amici sulle salite o nelle discese. Punto. Non è un lavoro o la ragione di vita. Invece anche a livello giovanile, l’aria che si respira è troppo intrisa di agonismo sfrenato.
All’ultimo Giro di Toscana juniores, un corridore è stato trovato con valori ematici fuori dalla norma, e sospeso per i classici (e ridicoli) 15 giorni. Ebbene, in quei giorni si è gridato allo scandalo, ma dopo appena due settimane questo corridore ha ripreso a correre come se nulla fosse, e tutt’ora il suo nome campeggia sui giornali. Prendiamo il coraggio di mettere all’angolo certa gente. Sappiamo tutti chi sono, sia nell’ambiente giovanile che dilettantistico e amatoriale, chi sono quelli che barano. E’ inutile stare a fare tanti discorsi di bon ton. Sappiamo tutti chi sono, e allora smettiamo di battergli le mani. Tanto prima o poi li beccheranno tutti. Riccò insegna.

Chi volesse commentare (sia in termini positivi che negativi) questo articolo, è il ben accetto. Per qualche giorno le notizie di ciclismo saranno ridotte al minimo, perché urge un serio confronto tra gli addetti ai lavori e gli appassionati su questa piaga che sta lentamente cancellando questo sport dal panorama sportivo.

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LORIS DUCCI – TEAM FAUSTO COPPI FERMIGNANO

Premetto: parlo solo ed esclusivamente del mondo amatoriale. Sono ormai troppi anni che si sente parlare di doping, si continua a dire e a non fare, ma una soluzione c’e, devi sapere che il mondo amatoriale, permette agli amatori squalificati per doping, di poter ritesserarsi in altri enti: la federazione ciclistica italiana sono ormai due anni che chiede agli enti della consulta i nomi degli squalificati, ma ancora ad oggi, se vedi il sito della federazione, non hanno mai mandato un comunicato a riguardo, e sicuramente sai che la maggior parte del ciclismo è composta da amatori, che alimentano le casse degli enti, e fanno girare il soldo, pensa che solo nella provincia di Pesaro ci sono circa 2.000 amatori tesserati tra Udace e Fci. Ma cosa si fa’ per controllare gli amatori? Abbiamo partecipato a tre prove indicative pre-mondiali, ad una prova di campionato italiano, all’europeo e andremo anche al mondiale, ma ad oggi non ho assistito ad un controllo antidoping. Al campionato italiano a Civita Castellana ne ho parlato con il presidente Di Rocco, ma ho avuto la sensazione come se fosse sprecato fare doping agli amatori, perché i costi sono elevati. ECCO QUESTO E L’UNICA COSA CHE LEGA TUTTO AL DOPING, IL COSTO. Poi, mi hanno detto anche che manca la sede per il controllo antidoping, mi hanno detto che la palla è passata al Ministero della sanità, mi hanno detto ma a tutt’oggi non hanno fatto nulla. Nel mondo del ciclismo la formula gran fondo e medio fondo, fino a 3/4 gran fondo tra sabati e domeniche, devi sapere che in mezzo agli amatori, scorre tanta di quella merda che non ci si rende conto molti amatori potrebbero veramente correre tra i professionisti, non sfigurerebbero di sicuro, tutti sanno, ma nessuno fa nulla per vedere, la cosa piu’ importante e incassare, partono nelle grigli atleti ex professionisti, fanno paura, vanno come motori, e spesso, oltre alla gara fatta, fanno altri 20/30 km per scaricare, adesso si dice così. Le società che portano gli atleti a correre, tipo la mia, ed io gia lo faccio, devono pretendere da parte dell’atleta, un controllo medico completo, bimestrale o trimestrale, questo per evitare che i ragazzi facciano uso di sostanze, ogni società si deve rimettere ad un medico professonista, che garantisca che l’atleta sia pulito, altrimenti è lui che rischia in prima persona. Inoltre bisognerebbe comminare un’ammenda alla società e all’atleta, e soprattutto non dare la possibilita’ di ritesserarsi con altri enti.

PROVA AD ORGANIZZARE UN’INCONTRO CON GLI ENTI E GLI ATLETI, VEDRAI CHE LA SOLUZIONE CHE TI HO DATO, VERRA’ PRATICATA SOLO DA CHI FA CICLOTURISMO. IERI HO SENTITO I COMMENTI DEI VARI INTERESSATI AI LAVORI, E’ VERGOGNOSO, SEMBRANO CADERE TUTTI DALLE NUVOLE, E NON MI DITE CHE I DIRETTORI SPORTIVI I TEAM MANAGER E RESPONSABILI DELLE SOCIETA’ NON SANNO NULLA. DEVONO VERGOGNARSI LORO STESSI, SONO STATI CORRIDORI, E LO SANNO…GIANETTI HA DETTO, LO SPONSOR NON CI HA CHIESTO I RISULTATI, NON CAPISCO PERCHE RICCO’ SI SIA COMPORTATO COSI’. COME DIRE CHE SE LO SPONSOR VUOLE I RISULTATI , I RAGAZZI SI DEVONO DOPARE.

ELEUTHER 2003

Il primo che osa tirar fuori la battuta secondo cui il ciclismo senza Riccò sarà più povero, giuro che lo fulmino. Abbiamo sopportato di tutto: che ci appiedassero quel fenomeno furbetto di Ivan Basso proprio al culmine della carriera; che seminassero dicerie (e addirittura libri stampati) sull’Armstrong figlio di un Frankenstein demente, demente egli stesso a crearsi la fama di ammazza-Tour con intrugli chimici magari scoperti mentre lottava contro il cancro ai testicoli; che l’Auro Bulbarelli ci rintontonisse dagli schermi Rai, ogni tappa della Grande Boucle che Dio mandava in terra, con l’epica del guerriero kazako Vinokourov ferito e mai domo e pronto a resuscitare dalle ceneri, giusto come una fenice kazaka, salvo poi farsi beccare come un qualsiasi frillo per avere succhiato, a mo’ di vampiro, il sangue rigenerante di un parente giunto apposta dalle steppe; che la gentile gendarmeria francese, su ordine di togaccioni alla dipietresca, ingabbiasse per un’estate la biondissima Edita Rumsas, moglie devota dell’omonimo pedalatore lituano già terzo sul podio di Parigi, en passant scatenato dominatore di un Giro di Lombardia su cui mai nessuno sollevò sospetto, rea di avere tentato di introdurre in terra d’Oltralpe un camper di farmaci assortiti per rinvigorire il maritino dalle parti del soprassella; che per un anno le corti statunitensi fossero invase dai ricorsi della maglia gialla 2006, Floyd Landis, defenestrata per avere pensato di fregare gli organizzatori della corsa più mportante del mondo, vincendo una tappa con otto minuti di vantaggio dopo avere subito lo stesso distacco il dì avanti dagli altri pretendenti alla vittoria finale, senza manco tentare di apparire stravolto al traguardo; che, alla faccia del garantismo, lo scheletrico Rasmussen venisse spedito a casa mentre stava stracciando i concorrenti nell’edizione dell’anno scorso, senza che alcun controllo antidoping lo avesse pescato in fallo, solo per essere stato un po’ bugiardo sui luoghi d’allenamento dove sarebbero dovuti capitare gli sbirri della Wada, l’agenzia incaricata di effettuare i prelievi necessari a stabilire cosa scorra nelle vene dei ciclisti e cosa gonfi i loro muscoli. E quest’ultimo Tour già ci aveva regalato l’antipasto di due spagnoletti, uno di antico pelo, e l’altro quasi nuovo, messi in carreggiata dalla famigerata EPO di terza generazione, la stessa che avrebbe inguaiato il folletto Riccardo dalla lingua svelta e dalla pedalata assassina (anche se ironia vuole che l’inghippo, se davvero c’è stato, sia stato scoperto al termine della prova più moscia del ragazzo modenese, vale a dire la crono in cui si ricevette una scoppola di tre minuti e più dai maggiori candidati al successo in giallo). Naturalmente, quando succedono siffatti eventi, i moralisti impazzano e i farisei concionano, rotestando che ormai il ciclismo ha fatto il bucato e che chi si fa pescare è soltanto un imbecillotto un po’ tardo, incapace di interpretare i segni dei tempi. Di là che il Riccò, quantunque spaccone, ci sembri tutto fuorché una bietola, rimane la sgradevole sensazione che nulla si sia capito della realtà delle due ruote. Se ci vogliono negare il piacere dell’impresa, se vogliono che cinquanta atleti arrivino tutti insieme su una cima pirenaica, se si vuole mantenere il pubblico nel dubbio di stare assistendo a una commediola o a un gioco delle parti, i signori dell’antidoping non hanno che da continuare così, pur sapendo che saranno sempre indietro di una bicicletta rispetto a chi pratica scientificamente il doping. Il delitto non è l’assunzione di sostanze che allevino la fatica, bensì il consentire che tutto venga fatto di nascosto. Giacché c’è prodotto e prodotto, e non stiamo certo parlando di quello che sniffano certi atleti celebrati quando vengono lasciati in libertà per ricorrere allo sballo (eticamente, è più riprovevole un Boonen `fatto’ di cocaina, pessimo esempio per i giovani che ne ammirano le gesta, rispetto al povero cristo Beltran, onesto gregario da vent’anni, costretto a chiudere ingloriosamente, scortato dai flic, per avere tentato di dare una mano alla squadra del rampante Nibali). Se qualcuno ha ancora in mente l’immagine del `baronetto’ Tommy Simpson, schiantato dalle amfetamine nell’ormai giurassico 1967, complice l’afa nefanda del Mont Ventoux, forse sarebbe il caso che aggiornasse il file. L’unico doping da proibire severamente, stroncandone il commercio, è quello che circola tra i ragazzini di dodici-tredici anni. Per il resto, stiamo parlando di gente adulta, non tutti aquile, forse, ma che avrebbero il diritto di essere seguiti alla luce del sole da personaggi meno stregoneschi di quelli cui ci hanno abituato gli anni della clandestinità, dal 1980 del Moser del primato dell’ora alle soglie del 2000, quando un manipolo di ipocriti ci ha fatto credere di avere sradicato la mala pianta del doping. Intanto, signori, chi è forte davvero, doping o non doping, continuerà a vincere, come capitava alla buonanima di Pantani, distrutto dalla propria fragilità umana e dallo sciacallaggio di certi giudici perditempo. Senza contare che la pubblicizzazione dei programmi farmaceutici delle varie squadre (questa sì che dovrebbe diventare obbligatoria) inirebbe per sgonfiare il fenomeno stesso, troncando le gambe agli speculatori.

GIANFRANCO FEDRIGUCCI – CICLO DUCALE URBINO

Va dato atto che i francesi sono i più seri nella lotta al doping. Basti vedere quanti francesi vanno forte e vincono nelle corse internazionali. Povero sport!

Comments

3 Responses to “ANCORA DOPING. FERMIAMO IL CICLISMO PER TUTTA LA STAGIONE”
  1. Daniele Cignali scrive:

    PROVIAMO A TOGLIERE GLI SPONSOR? IO PENSO CHE SE LO SPORT TORNASSE AD ESSERE DIVERTIMENTO COME DEVE ESSERE PIUTTOSTO CHE ESASPERAZIONE E SMANIA DI SUCCESSO AD OGNI COSTO E CON OGNI MEZZO, SI TORNEREBBE A PARLARE DI CICLISMO COME UNA SCUOLA DI VITA.
    E’ VERO CHE IL RISULTATO E’ L’OBIETTIVO, MA SONO I MEZZI PER RAGGIUNGERLO CHE FANNO LA DIFFERENZA. LA SOCIETA’ MODERNA NON PORTA A FARE SACRIFICI PERCHE’ ABBIAMO TROPPE COMODITA’ E LUSSI, QUINDI QUANDO SI TROVANO SCORCIATOIE E’ PIU FACILE PRENDERLE.

  2. Ermanno Silighini scrive:

    Cominciamo da chi di dovere per esempio io ho 2 figli che corrono nella categoria juniores perche all’arrivo i miei figli non hanno la pelle d’oca come molte volte il primo o il secondo. A questo vedere un giudice che secondo me la sa lunga in materia perche non fa fare i propri accertamenti considerando che anche gli stupidi sanno che quando all’arrivo si ha la pelle d’oca come minimo c’e qualche cosa che non va. In certe categorie non contano sponsor e soldi.

  3. Loris scrive:

    Carissimo Ermanno, le consiglierei assolutamente per il bene dei suoi figli di restare al bar il sabato e la domenica ed aspettare che i suoi figli rientrino a casa, parlarci e dare una pacca nella spalla a quello che ha fatto il peggior risultato e sperare che chi lo segue, sia una persona corretta. Il 90% dei casi di doping e dato da una scarsa intelligienza adottata dai genitori, pur di poter portare un risultato al bar dagli amici,fanno di tutto. Lei come tanti altri, ha già dedotto che i due che sono arrivati primo e secondo avendo la pelle d’oca siano dopati, si ricordi che se la giornata e fredda, è più probabile che chi ha la pelle liscia abbia qualche cosa che non va, e anche in questo caso lei ha creato un’alibi ai suoi figli. Le consiglio di controllare i responsabili delle società che in qualche caso sono gli artefici di scorrettezze, ma le dico anche che Daniele Cignali ha pienamente ragione quanto dice, via gli sponsor, perche il dio danaro e l’unico problema del ciclismo. Togliete i soldi dal ciclismo e mettete in condizione di partire ad una corsa tutti nelle stesso modo, magari accorciando le prove, perché tutti sanno che per poter fare un giro o una corsa di 250 km di tuo non vai. Lo slogan deve essere “MENO SOLDI, MENO KM”. Ma il businnes che si è creato dietro il ciclismo non permetterà mai di eliminare gli sponsor, ma gli sponsor stessi dovrebbero essere interessati di cercare squadre che corrono con le gambe e il cuore, sicuramente colpirebbero di più il mercato pubblicitario. Aspetto una sua risposta.

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