10 February 2012

VITA DA MECCANICI: I CONSIGLI DI GIUNTI

22 aprile 2008 by Pierpaolo Bellucci · 2 Commenti 

Massimo Giunti 2.jpg
Massimo Giunti, nel panorama pesarese, è l’icona vivente del ciclismo. Nato il 29 luglio 1974, compirà in estate 34 anni. Professionista dal 1998, ha vissuto gli anni più redditizi della sua carriera alla corte di Vincenzino Santoni. Prima la Cantina Tollo, poi l’Acqua&Sapone e la Domina Vacanze negli anni del Cipollini-pigliatutto, prima di tentare il salto di qualità definitivo alla Fassa Bortolo (2005). Qualche vicenda sfortunata ha fatto sì che il pesarese si accasasse di nuovo col team di Santoni, la Naturino (2006), per poi passare alla Miche (2007), sodalizio toscano con cui ha deciso lo scorso inverno di chiudere la propria carriera, firmando un quadriennale che lo lega alla squadra di Tozzi e Tognaccini fino al 2011. “Ho ancora voglia di andare in bici: questo mestiere, dopo undici anni, ancora non mi pesa, e allora perché non continuare? – ha commentato qualche mese fa, poco dopo la firma del contratto – del resto, alla Miche ho una certa libertà, e mi sento come in una grande famiglia”.


“Topo di bottega”. Da quando ha aperto un negozio di bici nella prima periferia di Pesaro (era l’estate del 2004) è diventato il punto di riferimento di ogni tipo di appassionato, dal cicloturista alle prese con le prime pedalate, al cicloamatore sfegatato, alla continua ricerca dell’ultimo ritrovato tecnologico. Provare a fargli visita alle cinque del pomeriggio significa trovarlo continuamente impegnato al cellulare e/o con un cliente. Tutti vanno da Giunti, anche solo per un consiglio. Nella sua bottega è aiutato dalla moglie Cinzia, che gli ha dato due figli (Melissa di quattro anni e Christian di sei mesi) e si occupa prevalentemente del vestiario, e Mirko Vimini, il meccanico che aggiusta senza battere ciglio il gioiellino in carbonio da 10.000 euro, così come la “Graziella” scalcinata. Abbiamo provato a carpire un po’ della sua esperienza, per aiutare gli amici cicloamatori nella scelta dei materiali adatti a svolgere un’attività ciclistica ben equipaggiata.
Campagnolo o Shimano? Meglio lo Sram. “La moda del momento è lo Sram, il nuovo gruppo che rappresenta una sintesi tra Campagnolo e Shimano”, dice Giunti. Qual è il vantaggio di questa marca? “Pesa circa 100 grammi meno degli altri due gruppi. Gli amatori più esigenti lo stanno montando proprio in queste settimane, ma in Italia non è ancora un fenomeno di massa. Diversamente in Francia e Spagna, poiché lo adottano tutte le squadre professionistiche locali. Mi ero accorto del boom di questo materiale già nel 2007, ma quest’inverno è diventata una vera e propria moda. All’Etoile de Besseges e al Giro del Mediterraneo tutte le squadre francesi avevano questo gruppo, e la Saunier Duval di Riccò lo monta già dall’anno scorso.
Alluminio o Carbonio? Questo è il problema. C’è ancora chi sceglie l’alluminio? “No, i telai ormai sono tutti in carbonio monoscocca, così come le ruote, prevalentemente ad alto profilo”. Perché questa corsa al carbonio? “E’ un materiale che permette di attutire le oscillazioni provenienti dal cattivo stato delle strade. Si fatica sempre più a trovare strade in ottime condizioni, e l’asfalto sconnesso causa danni alla schiena. Il carbonio è la soluzione a questo problema”. Il carbonio è la tendenza del momento, e quasi tutti lo chiedono, anche solo per provarne la differenza rispetto all’alluminio. Va rilevato che, nonostante i benefici dati dal minore impatto siano evidenti, soprattutto per soggetti piuttosto pesanti è consigliabile un più robusto telaio in alluminio. In tanti, infatti, si ritrovano dopo qualche migliaio di chilometri a dover cambiare forcelle, pipe e altri componenti, crinate in seguito ad uno sbalzo un po’ troppo violento.
Ecco il canotto integrato. E’ vero che i canotti in carbonio si rompono? Non è meglio preferire l’alluminio o l’acciaio, almeno per il reggisella? “A mio parere la fragilità dei canotti in carbonio è un problema passato – continua Giunti -. Ora sono più affidabili. Tra l’altro, la moda del momento è il canotto integrato, ovvero un blocco unico con il telaio, che una volta prese le misure, rimane tale”. Il canotto integrato è consigliabile per cicloamatori che prima di tutto abbiano terminato la crescita fisica (dunque dopo i 25 anni), ed in seconda battuta, che siano certi della correttezza delle misure della propria bici. Infatti, si tratta di un telaio fatto su misura, in cui non è possibile in alcun modo regolare l’altezza della sella, che è attaccata al canotto con un supporto fisso.
Una sella anti-prostatite. Dopo i 40 anni aumenta il rischio di problemi alla prostata: che tipo di sella si vende di più? “La Smp, ovvero una sella bucata all’interno, che permette di non fare pressione sulla prostata. Anch’io ne ho montata una di questo tipo, perché passando sei ore al giorno in bici, avverto alcuni fastidi”. Prima dell’avvento della sella anatomica, era in voga la sella ricoperta, in alcuni punti critici, con un gel che la rendeva più morbida: ora anche questo tipo di sellino è caduto in disuso.
Le scarpe non sono tutte uguali. Infine, le scarpe hanno subito modifiche negli ultimi tempi? “Anche gli scarpini sono stati “contaminati” dal carbonio: le suole sono realizzate con questo materiale, perché garantisce maggiore stabilità nella pedalata, evitando dispersione di potenza”, conclude Massimo, che in alcune occasioni è contattato dalla sua squadra per consulenze tecniche.
Nulla va lasciato al caso. Osservando i componenti tecnici mostrati da Giunti, ci si accorge che ormai tutto è pensato per avere il minor attrito con l’aria e il massimo comfort anatomico: gli ambulatori dei fisioterapisti, infatti, sono sempre più assediati da ciclisti alle prese con fastidi derivanti, in particolare, da una scelta sbagliata della sella, delle scarpe e delle pedivelle.
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Nella foto, i professionisti pesaresi con alcuni amici della Spin Bike Pesaro.

Comments

2 Responses to “VITA DA MECCANICI: I CONSIGLI DI GIUNTI”
  1. Gatto scrive:

    Te che mi criticavi tanto per i miei reggisella…
    Finalmente ti sei convinto che i reggisella in carbonio non si rompono più?
    Eri rimasto ai primi reggisella del 97/98…
    …. proprio così, sei vecchio!!!!

  2. francesco scrive:

    io ho utilizzato un canotto integrato in allumino con scarsi risultati…si è spezzato..

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